lunedì 19 giugno 2017

Italia
(Francesco Giovanni Brugnaro) Il cinquantenario della morte di don Lorenzo Milani e la decisione di Papa Francesco di visitare la sua tomba a Barbiana suscitano in molti il desiderio di intuire quale recondito legame o quale spirituale affinità possa legare i due avvenimenti riguardanti due personaggi così diversamente cari alla memoria della Chiesa che è in Italia. Non può trattarsi di un semplice ricordo di circostanza o di un gesto di nobile riconoscimento postumo a un sacerdote dalla vita così carismatica e impreziosita da una sofferta fedeltà alla Chiesa. Per questo, il pensiero corre anche a quell’arcivescovo di Camerino, Giuseppe D’Avack, che il 23 settembre 1957 inviava, sotto forma di lettera, la promessa “prefazione” al libro Esperienze pastorali, licenziato con l’imprimatur del cardinale Elia Dalla Costa, arcivescovo di Firenze.
Tralasciando ogni intenzione di entrare in tutta la problematica relativa alla contestazione e alla censura a cui fu sottoposto il libro con la pubblicazione, tuttavia, trovandomi oggi sulla cattedra che fu dell’arcivescovo D’Avack, ho la fortuna di poter gettare uno sguardo attento alla documentazione di quel momento storico, ben conservata nonostante il drammatico terremoto, nell’archivio arcidiocesano. Quello che colpisce è la grande affinità profetica tra il magistero di Papa Francesco e la considerazione metodologica attorno alla quale l’arcivescovo D’Avack conferisce unità, forma e comprensione a certe rilevanti istanze del libro del priore di Barbiana. Nella sua prefazione l’arcivescovo amico esporrà quanto secondo lui manca allo scritto di don Milani e che corrisponde al suo pensiero: «Sarà quasi un completare la sua (di don Milani) conclusione, cavando fuori quel che sempre mi tormenta in fondo all’anima; sarà rendere ancora più esplicita quella sua conclusione. La quale, se a primo aspetto e secondo il modo di pensare di qualcuno, può apparire “tragica e cupa e nera e disfattista”, in realtà è sommamente positiva e costruttiva, e di importanza vitale, fondamentale e urgentissima oggi» (Esperienze pastorali, pag. 10).
D’Avack si appella a un esame profondo, serio, spregiudicato nella nostra vita cristiana, nella vita sacerdotale per non far sembrare che il Vangelo sia molto meno alto o piuttosto che lo addomestichiamo per nostro comodo. E perché questo esame non sia limitato o condizionato «badiamo a non abusare dell’argomento del “si è sempre fatto così”, specialmente qui che si tratta dell’attuazione della vita cristiana e soprattutto della vita religiosa, soprattutto della vita sacerdotale». Il “si è sempre fatto così” «ha, o meglio, può avere un certo valore talvolta ma mai un valore apodittico» (ivi, pp. 20-21).
Come non riconoscere nell’espressione di D’Avack il nuovo criterio pastorale proposto con autorità da Papa Francesco al n. 33 dell’Evangelii gaudium? Per far partire la Chiesa dal “cuore del Vangelo” e metterla “in uscita” mediante una pastorale in conversione  per un improrogabile rinnovamento ecclesiale, Papa Bergoglio richiede «di abbandonare il comodo criterio pastorale del “si è fatto sempre così”. Invito tutti a essere audaci e creativi in questo compito di ripensare gli obiettivi, le strutture, lo stile e i metodi evangelizzatori delle proprie comunità. Una individuazione dei fini senza un’adeguata ricerca comunitaria dei mezzi per raggiungerli è condannata a tradursi in mera fantasia. Esorto tutti ad applicare con generosità e coraggio gli orientamenti di questo documento, senza divieti né paure. L’importante è non camminare da soli, contare sempre sui fratelli e specialmente sulla guida dei vescovi, in un saggio e realistico discernimento pastorale» (Evangelii gaudium, n. 33).
Quanta vicinanza di intuizione, quanta preoccupazione e volontà autenticamente rinnovatrici del metodo pastorale e missionario della Chiesa! Quale fervido invito a lavorare insieme e con coraggio perché il Vangelo torni a essere l’orizzonte di vita dell’uomo di oggi!
Non ci è nota l’eventuale familiarità che Papa Francesco può aver avuto con Esperienze pastorali di don Milani e quale rilievo abbia avuto per lui la compromettente “prefazione” dall’arcivescovo di Camerino. Al di là della prudenza alla quale si poteva esser tenuti cinquant’anni fa in Italia, rimane chiaro che il criterio pastorale enunciato da Papa Francesco corrisponde a quello evidenziato ed elaborato da D’Avack a fondamento credibile e unitario di quanto proponeva il libro del priore di Barbiana. Il Papa ci invita ad abbandonare quel comodo criterio per mutare la nostra attitudine evangelizzatrice, avvertendo l’urgenza critica di camminare insieme sulla via da lui indicata in maniera generosa e con coraggio. Aggiunge, però, ancora il criterio sopra enunciato pur esplicitandolo in modo diverso: «Senza divieti né paure».
Egli sa bene che spesso nella storia si rischia di abbandonarsi al “si è fatto sempre così”, che riduce l’efficacia della forza operosa del seme evangelico e la capacità della Parola di Dio di dar sapore e senso alla vita degli uomini.
L'Osservatore Romano, 19-20 giugno 2017.