giovedì 14 settembre 2017

ONU
Abusati o sfruttati la maggioranza dei minori che attraversano il Mediterraneo. Vittime di ogni tipo di violenza
L'Osservatore Romano
Il 77 per cento dei bambini e dei giovani che hanno transitato sulla rotta migratoria del Mediterraneo centrale hanno subito abusi, sono stati oggetto di traffico e di sfruttamento. I più colpiti in assoluto sono stati i minori dell’Africa sub-sahariana. È quanto emerge da «Viaggi strazianti», il nuovo rapporto congiunto realizzato dal Fondo delle Nazioni Unite per l’infanzia (Unicef) e dall’Organizzazione internazionale per le migrazioni (Oim), che raccoglie le testimonianze di 22.000 migranti, dei quali 11.000 bambini e minori.
«Se cerchi di fuggire, ti sparano. Se smetti di lavorare, ti picchiano. Come gli schiavi, alla fine della giornata, ci chiudevano a chiave». Emblematica l’esperienza di Aimamo, un ragazzo di 16 anni arrivato dal Gambia in Italia da solo a bordo di un barcone.
Ma la sua è soltanto una delle storie raccontate da molti suoi coetanei e riportate dal rapporto nel quale vengono ripercorse le difficoltà di migliaia di minori. I quali, per compiere il loro viaggio, pagano tra i mille e i cinquemila euro, arrivando a destinazione spesso ancora in debito con i loro aguzzini, e per questo rimanendo esposti a ulteriori rischi e ricatti.
A fonte di questa situazione, gli estensori dello studio chiedono all’Europa di aprire vie legali sicure per i minori migranti, di lottare contro il traffico e lo sfruttamento e di combattere la xenofobia e il razzismo.
Allargando il campo, l’Oim denuncia che l’88 per cento delle morti tra i migranti si verificano nel Mediterraneo e che la rotta che conduce a Lampedusa è la più mortale del pianeta. Secondo lo studio, dal 2014 oltre 22.500 persone hanno perso la vita in tutto il mondo fuggendo dal proprio paese. Di queste più della metà ha trovato la morte nel Mediterraneo e, in particolare, lungo la rotta italiana attraverso la quale sono sbarcati un quarto del milione e mezzo di profughi che dal 2014 hanno lasciato la propria casa.
«Mentre il numero di migranti che tenta di attraversare il Mediterraneo lungo la rotta orientale è diminuito in modo significativo nel 2016 in seguito agli accordi tra Ue e Turchia», non si può dire lo stesso per il numero di morti in mare, si legge nel rapporto. Inoltre «la stretta lungo i confini orientali ha spinto sempre più migranti a tentare la rotta più pericolosa, quella centrale, che è costata la vita a un profugo ogni 49».
Dal 2014 sono state registrate più morti lungo questa rotta che in qualsiasi altra. Nella prima metà di quest’anno 3110 persone sono scomparse durante i processi di migrazione in tutto il mondo, un numero inferiore rispetto alle 4380 degli scorsi dodici mesi. Tuttavia il rischio di morire in mare è aumentato di molto nel Mediterraneo.
Parallelamente, i controlli sulla tratta che collega la Libia all’Italia hanno provocato rispetto al 2016 un incremento del 90 per cento degli sbarchi lungo le coste andaluse dal vicino Marocco. «Non si può parlare di emergenza come nel caso dell’Italia, ma Madrid non ha strutture adeguate o procedure da attuare per poter gestire questo livello di sbarchi», ha dichiarato Francesca Fritz-Prguda, rappresentante per la Spagna dell’Alto commissariato delle Nazioni Unite per i rifugiati (Unhcr).
L'Osservatore Romano, 13-14 settembre 2017